domenica 5 settembre 2010

mercoledì 9 dicembre 2009

Verso nuove frontiere

di Paolo Frascatore

Non possiamo più essere appagati per come si trascina stancamente la situazione politica italiana, tutta imperniata sul berlusconismo e sull'antiberlusconismo.

La nostra coscienza ci impone ancor di più oggi (soprattutto dopo la sconfitta alle primarie del 25 ottobre) di saper interpretare gli avvenimenti nuovi che si prefigurano all'orizzonte e di contribuire in maniera determinante alla costruzione di una nuova società che sappia incarnare i valori del solidarismo, della giustizia sociale e del popolarismo. Un compito certamente non facile, per chi vuol continuare ad incarnare l'azione politica come mezzo e non come fine; ma determinante per poter ancora essere orgogliosamente individuati come cattolici democratici.

La strada del cattolicesimo democratico è stata sempre tutta in salita: da Murri a Dossetti, dalla Base all'Area Zac. Tutte fasi che hanno determinato l'idea e la cultura del cattolicesimo democratico in Italia. Una idea ed una cultura che hanno saputo incidere in maniera determinante sulle scelte poltiche, sulle alleanze e che hanno contibuito a far crescere la democrazia verso forme più compiute.

Oggi i cattolici democratici sembrano vivere stancamente questa lunga fase di transizione politica, avvinghiati da un lato dalla paura di tracciare un nuovo percorso politico autonomo e, dall'altro, di non saper uscire da una sorta di pregiudizio circa l'irrilevanza politica nell'attuale società globalizzata e laica.

E' tempo di riflettere seriamente su nuove impostazioni politiche dei cattolici democratici, perché "non basta più il clamore delle denuncie; serve il coraggio dei fatti". Programma, morale e conseguenti comportamenti politici debbono costituire la base dalla quale ripartire per un rinnovato impegno dei cristiani in politica.

Ripartire da questi concetti e tradurli nella prassi politica significa ripensare un nuovo modo di essere presenti e protagonisti nello scenario politico, anche attraverso nuove forme organizzative autonome (che già esistono sotto forma di associazioni) che tengano conto delle varie realtà locali e, quindi, dei cittadini.

Il tutto non in funzione di un vecchio collateralismo, che sappiamo essere superato non solo dagli avvenimenti, ma soprattutto dalle coscienze limpide del cattolicesimo democratico, ma nell'ottica di una politica che guardi con maggiore attenzione ai problemi reali del cittadino nell'attuale fase, ai suoi fabbisogni quotidiani. Ché, occorre riconoscerlo, questa politica è ancora troppo lontana dalle attese della gente.

Se nella fase politica della Prima Repubblica i cattolici democratici hanno dovuto incarnare all'interno della DC il ruolo di punta avanzata in un quadro politico che richiedeva l'assunzione di responsabilità nel senso delle riforme per un allargamento della base democratica dello Stato (sinistra politica che si distingueva dalla sinistra sociale); oggi il compito fondamentale è quello di assumere con coraggio il ruolo sociale per essere non solo vicini ai problemi del cittadino, ma anche per riportare la politica stessa più vicina alla base della società.

Tutto ciò non significa abbandonare la linea del riformismo politico ed istituzionale, anzi è proprio l'assunzione di un nuovo ruolo sociale ad incidere in maniera positiva anche all'interno di una politica delle riforme che ha sempre caratterizzato la nostra presenza politica fin dalle origini.

Lo scorso primo dicembre, Roberto Di Giovan Paolo nel commemorare al Senato la figura di Luigi Granelli (a dieci anni dalla morte) ha evidenziato alcuni tratti salienti di una figura che non esitiamo a definire lo spirito libero non solo della DC, ma anche della sinistra politica della DC. Perché Granelli ha saputo incarnare fino in fondo quel ruolo che Di Giovan Paolo ha definito dei "cattolici democratici intransigenti" che hanno inciso in maniera positiva su tutta la storia di quei cattolici di frontiera che si chiamano Murri, Sturzo, Dossetti, Zaccagnini e, appunto, Granelli.

Ma l'intransigentismo però non era una posizione di chiusura dei cattolici democratici verso quelle forme di collaborazione politica che un sistema democratico richiede; quanto invece un modo di presenza originale ed autonoma dei democratici cristiani di sinistra. L'intransigentismo di Granelli si colloca non in un rifiuto gretto di collaborazione e di confronto con ideologie e impostazioni politiche diverse (basti ricordare le battaglie della sua Base per l'apertura a sinistra), ma di netta chiusura verso la concezione politica come pura e semplice gestione del potere, che per essere tale non tiene conto delle regole della morale.

Alla fine degli anni ottanta Luigi Granelli mi spiegava che la sua intransigenza era "nelle motivazioni ideali e di principio che presiedono la politica, senza cadere in posizioni integraliste che sono la negazione della politica". Certo non possiamo vivere nostalgicamente del passato, dobbiamo vivere il nostro tempo con lo sguardo rivolto al futuro, ad un mondo che è cambiato e che continua a cambiare in maniera sempre più rapida; ma nello stesso tempo non possiamo non tener conto della nostra storia, del coraggio e della statura politica dei cattolici democratici che sin dalle origini hanno saputo disegnare il tracciato di una strada sempre in salita nella faticosa conquista della libertà e della costruzione dello Stato democratico e laico.

Oggi che sono cadute le vecchie impostazioni ideologiche del passato (contro le quali abbiamo sempre lottato in forza dei nostri valori ideali), dobbiamo tornare alle origini perché lì ritroveremo non solo un coraggio ideale "rivoluzionario", ma anche tutte quelle motivazioni che debbono costituire la nuova strada dei cattolici democratici verso la conquista di nuove frontiere.